La mostra “Variazioni” presentata da Dominique Stella e Philippe Daverio

17 giugno – 17 luglio 2017
 Galleria Cavour – Piazza Camillo Benso Conte di Cavour – Padova“
Inaugurazione sabato 17 giugno ore 18.30
con la presenza di DOMINIQUE STELLA e PHILIPPE DAVERIO

Chi è Dominique Stella?

Dominique Stella è una storica dell’arte specializzata in arte contemporanea. È stata direttrice del museo milanese Palazzo Reale per l’arte contemporanea (1993-1998) e partecipa anche, sin dalla sua nascita nel 1987, all’attività della Fondazione Mudima (Fondazione Internazionale per l’Arte Contemporanea) a Milano. Con il patrocinio della Fondazione Mudima, ha lavorato su tutte le mostre dedicate agli artisti appartenenti ai movimenti Nuovo Realismo e Fluxus. Coproduttrice della mostra di Arman alla Biennale di Venezia nel 2001, curatrice delle mostre di Daniel Spoerri (Dalla A alla Z), produttrice della mostra César La suite Milanaise (1998), curatrice delle mostre di François-Marie Banier, Julien Friedler, Kuma, Gianni Bertini, Gérard Garouste, Robert Combas…

Ha collaborato con diversi musei in tutta Europa, ed è oggi anche direttrice artistica della Galleria Agnellini Arte Moderna, che rappresenta Jacques Villeglé dal 2006.

La sua critica all’operato di Bra

Bra, una pittura che va oltre il reale

Bra appartiene alla corrente artistica denominata iperrealismo, che proviene dal fotorealismo. Questa scuola di pittura nasce tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 allo scopo di opporsi all’espressionismo astratto e al minimalismo. Ai margini della Pop art, alcuni artisti riproducono delle fotografie con una precisione unica. Tuttavia, i fotorealisti non si limitano alla riproduzione delle fotografie, ma si ispirano a queste per produrre immagini uniche, creando pitture o sculture che vanno oltre la realtà, sottolineando dettagli che sarebbe impossibile vedere a occhio nudo, imitando alla perfezione e talvolta superando, addirittura, la realtà. Le opere di Bra si definiscono in questa aspirazione a superare il visibile sublimandolo. I temi animalier, i ritratti e le scene sono minuziosamente dettagliati per suggerire l’illusione di una realtà non accessibile alla visione immediata, creando una convincente rappresentazione di una realtà simulata.

Questa tecnica pittorica sconvolgente trae le sue radici dalla filosofia di Jean Baudrillard, “la simulazione di qualcosa che non è mai esistito veramente“. In quanto tali, gli iperrealisti creano una falsa realtà, un’illusione convincente basata su una simulazione della realtà, un arricchimento della realtà (una realtà aumentata). Si tratta di una copia più che perfetta, come scrive Jean Baudrillard: “Non si tratta più di imitazione, né di raddoppiamento. Si tratta di una sostituzione al reale dei segni del reale, vale a dire di un’operazione di dissuasione rispetto a ogni processo reale attraverso il suo doppio operatorio (…) che offre tutti i segni del reale, ne cortocircuita tutte le energie. ”

Bra ha la perfetta padronanza della tecnica del disegno e della fedele rappresentazione del modello. La sua capacità di esecuzione non si accontenta quindi di un trasferimento esatto della realtà oggettiva; la sua arte tende a estrarre da questa realtà un’immagine trasformata attraverso la ricerca di un ideale di bellezza. Bellezza sublimata della donna di cui dipinge in mille versioni il corpo, il viso, lo sguardo, come se tentasse di estrarre da questa attenzione acuta qualche codice segreto. Dentro questo approccio minuzioso, l’artista tenta di catturare, o piuttosto di simulare, qualcosa di inafferrabile che deriva da una visione inconscia, da una profonda aspirazione a un mondo ideale. Per fare ciò, Bra compone quadri nei quali utilizzando dei dettagli pittorici esatti, mettendo in enfasi il loro tema, creando così una composizione visiva di carattere realistico e onirico al tempo stesso. Anche se iperrealiste, le sue opere non sono né fredde né chirurgiche, ma mostrano al contrario una grande sensibilità e sono un condensato molto concreto e preciso di una realtà che ci tocca, che consente a ciascuno di comprendere il reale con emozione. L’esattezza del tratto, sempre indotto dalla precisione del disegno, si fonde in un lavoro di materia pittorica densa che conferisce ai quadri un tocco di mistero e costruisce una figura perfetta e, al contempo, sfocata.

Dai disegni infinitamente precisi che l’artista riporta sulla tela sembrano nascere, in certe pose di figure femminili, una dolcezza, un’introspezione riflessa in un viso dagli occhi chiusi, una sensualità appena svelata dalla luce, come una donna in bagno, in un quadro intitolato Amata nella luce, un’infinità di varianti di espressioni, di corpi, di visi di una femminilità quasi perfetta e sempre suggestiva. Al centro di queste pitture, la donna, effimera ed eterna, svela la sua nudità, in un omaggio sensuale e puro alla bellezza che riconduce ciascun modello all’Eva originale. E sempre la luce, contrastata o avvolta da nebbia, smaterializza la scena e la trasforma in una realtà sognata. In queste immagini si scopre che il desiderio è indissociabile dall’attrazione, ma anche dai rimpianti scaturiti talvolta da un’acqua azzurra o ancora da uno sfondo diafano la cui materia non è altro che quella del tempo che sfiora gli esseri. Il lavoro di cancellazione è un segno particolare delle opere di Bra. L’artista decostruisce le forme quasi perfette delle donne che disegna, sotto la materia pennellata dei colori che si impongono e riducono a un’ombra questi visi e questi corpi tracciati in bianco e nero. Le silhouette, anche se ben definite, diventano incerte, evanescenti, ancor più irreali e inaccessibili.

Un’altra tematica che sviluppa l’artista secondo le caratteristiche di uno stesso realismo poetico è quella degli animali, che ama dipingere in tutta la loro forza selvaggia e inquietante. A partire dalla preistoria, è lungo l’elenco degli artisti che tentarono di catturare la bellezza naturale animale. Tuttavia, questa tendenza si fa rara nell’arte di oggi e i quadri animalier di Bra risultano ancora più evidenti. Questi quadri riprendono con esattezza le potenti forme, gli sguardi inquietanti o enigmatici del lupo o della civetta, dell’orso oppure del leone o dell’elefante, i più forti di tutti, ai quali il suo stile conferisce la vitalità e la grandezza, fin nella realtà assoluta della bestia vivente. Il realismo selvaggio di questi animali emerge da una materia pittorica che vorrebbe trattenerli nel limbo di un universo che ci sfugge. Essi si impongono tuttavia per la loro presenza ribelle e talvolta terrificante. L’arte di Bra risiede ancora qui nella sua capacità intensa di suggestione che trascende un’osservazione sensibile in una rappresentazione abitata dall’anima animale. L’unione dell’uomo alla natura si afferma nella sacralizzazione dell’animale dei tempi antichi, ed esprime forse il rimpianto di un legame vitale che l’umanità avrebbe perso.

 

La pittura di Bra, al di là della precisa rappresentazione dei modelli, comprende anche una parte di creazione spontanea liberata dal gesto rapido dell’arista che dipinge sulla tela un velo pittorico quasi trasparente. La figura si allontana, si immagina il movimento del braccio, della mano del pittore che vuole essere liberatore, quasi distruttore, lasciando sul quadro l’impronta di un’energia irrompente. Questo segno particolare conferisce all’opera una caratteristica propria, come una firma. Si capisce così che il percorso dell’artista, dalla grafica da cui proviene alla pittura, ha generato fasi successive di superamento di se stesso, per raggiungere i meandri di una conoscenza inconscia nascosta nel più profondo del suo essere che trasformerebbe la realtà in una determinata immagine sognata.