Antonio Zanetti

Antonio Zanetti è lo pseudonimo, il nome d’arte, scelto dall’autore di queste opere dal sapore settecentesco per firmare i suoi lavori.

Famoso Artista ed apprezzato scenografo, Antonio Zanetti, è da sempre affascinato dal lavoro degli antichi Maestri che con mezzi da noi considerati quasi “primitivi” riuscivano a creare i capolavori che oggi troviamo nei Musei di tutto il mondo.

La sua innata passione e la grande meticolosità che lo contraddistinguono lo hanno spinto a studiare le antiche tecniche pittoriche e le moderne tecniche del restauro così da renderlo in grado di produrre dipinti che hanno il”sapore” del dipinto d’epoca pur essendo stato realizzato a giorni nostri.

Partendo dallo studio dei dipinti di Artisti quali Carlevarijs, Canaletto, Bellotto o Guardi i quali avevano sviluppato tecniche pittoriche che partivano dall’utilizzo della camera ottica fino alla ricerca delle “inquadrature” del paesaggio da riprodurre, con scrupolosa attenzione ai cieli spesso interpretati in condizioni metereologiche particolari, Antonio Zanetti realizza opere che sono oggi ricercate da importanti collezionisti di tutto il mondo. La tecnica utilizzata inizia dalla minuziosa ricerca dell’Artista che pone particolare attenzione nella realizzazione dei telai che vengono trattati con speciali prodotti atti ad invecchiarli, alle tele – che vengono ricercate con cura e sono diverse le une dalle altre – viene effettuata “l’imprimitura” cioè vengono a loro volta preparate con colle e gesso in maniera tale da favorire la formazione del “Craquelle” la screpolatura caratteristica degli antichi dipinti.

                              L’uso e la scelta dei colori rispetta le antiche tradizioni che vedevano i pittori veneziani favoriti in quanto i commerci con Paesi lontani che da sempre caratterizzano Venezia portavano continuamente nuove essenze base dalle quali estrarre i pigmenti; ecco allora che i rossi, tanto cari al Canaletto per la preparazione dei fondi, venivano realizzati con terre contenenti alta percentuale di ossido di ferro oppure utilizzando un parassita delle piante, la cocciniglia, per i neri si utilizzavano i residui di combustione di piante resinose, per l’indaco l’estratto di erba Gualda mescolato alla biacca, per i bruni il bitume mescolato con il nero di seppia o l’uovo e così via.

La fase finale del lavoro consiste nel caratterizzare il “Craquelle” con le tipiche striature più scure ottenute con una particolare tecnica che oltre ad invecchiare il dipinto lo fissa in maniera stabile.

Antonio Zanetti realizza le sue opere prevalentemente su commissione e della misura richiesta.

 


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Villeglè Jacques