Villeglè Jacques

Jacques Villeglé nasce nel 1926 in Bretagna (Francia). Conosce Raymond Hains all’Accademia di Belle Arti di Rennes, la cui amicizia è fondamentale per la carriera artistica dei due. Studia architettura a Nantes dal 1947 al 1949, anno in cui decide di dedicarsi completamente alla creazione artistica.

Tutto ha inizio nel 1947 a Saint-Malo, dove la sua famiglia, originaria della città , trascorreva regolarmente le proprie vacanze. Il primo gesto artistico di Villeglé è già un atto di riutilizzo. Sulle banchine di Saint-Malo egli inizia a raccogliere gli oggetti eterogenei di cui il suolo era cosparso: fili di ferro, resti del Muro dell’Atlantico, compiendo così un gesto di appropriazione del reale e trasformandolo in strumento-soggetto, per fondere l”immagine del quotidiano in una pratica artistica. Si delineano così i primi elementi di una riflessione che lo condurrà , a partire dal 1949, ad appropriarsi solamente di manifesti strappati.

È l’ideatore degli affiches lacerati, fonda nel 1957, insieme a R. Hains e F. Dufrene, il gruppo dei nuovi realisti. Ben presto rendono le strade di Parigi una fonte di materiale per attuare una riflessione sulla realtà. La  sua visione sociologica del mondo si converte in una trascrizione analitica che egli elabora attraverso l”espressione di un linguaggio il cui elemento base è un alfabeto da lui definito “socio-politico”.

Villeglé racconta: “Sui muri di un corridoio della metropolitana ho visto le tre frecce dell’ex partito socialista, la croce gaulliana, la svastica nazista, la croce celtica inscritta nella O dei movimenti Jeune Nation, Ordre nouveau, Occident, etc… poi di nuovo le tre frecce dinamiche, timoniere e pavloviane di Tchakhotine, indicanti, senza altro commento, il nome del presidente americano”

Tenacemente dedito al rispetto «del collettivo, creatore e anonimo» che porta alla realizzazione progressiva di un affiche lacerato, risultato dei gesti accumulati e del passaggio del tempo, ha sempre difeso e rivendicato questo anonimato, rifiutando, per la loro logica costitutiva, di firmare le opere. L’invenzione del Lacerato Anonimo, nel febbraio del 1959, risponde a questo concetto, cui anche i suoi compagni aderiscono ma in modo meno radicale.
Villeglé, da allora, realizza un lavoro di archeologia urbana, di classificazione delle immagini prelevate secondo tematiche che gli permettono di elaborare una vera e propria opera creativa, seguendo un criterio di selezione che egli stabilisce a seconda dell’idea che vuole sviluppare.

La sua attività artistica continua in modo molto fecondo, come testimoniano le importanti mostre a cui partecipa dal ‘90 fino a tutti gli anni Duemila: Ginevra (Galerie Sonia Zannettacci), New York (Ubu Gallery, Rétrospective 1959/1998), Colonia (Galerie der Spiegel, Double Message), Parigi (Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois), Los Angeles (Shoshana Wayne Gallery), Mérignac (Vieille Église Saint-Vincent, Villeglé techno-rapt). Riscuotono molto successo anche per le personali tenutesi a San Francisco, Chicago, Milano, Monaco.


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