Manara Fausto

Fausto Manara è psichiatra, psicoterapeuta e professore di psicoterapia alla Facoltà di Medicina di Brescia.

Ha partecipato e partecipa attivamente alla vita di molte associazioni scientifiche attive nel campo della sessuologia e dei disturbi dell’alimentazione. E’ stato vice-presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica ed é past-president della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, per la cura dei quali ha fondato e diretto a Brescia il Centro di Riferimento Regionale.

Ha tenuto lezioni, conferenze e seminari in molte Università e Istituzioni italiane e straniere, oltre che in altre iniziative a scopo didattico e formativo. Ha pubblicato oltre 150 lavori scientifici su Riviste italiane e inter­nazionali.

E’ autore di cinque volumi scientifici e di dieci saggi divulgativi pubblicati da Sperling e Kupfer dove sono sempre presenti forti richiami alla necessità per l’uomo di affrancarsi da vincoli, censure e condizionamenti per raggiungere quel “pensiero libero” che è il patrimonio più prezioso per fare della propria vita una persona­lissima e straordinaria opera di qualità. Per questo ha osservato da varie angolature – e analizzato – quanto le innumerevoli strategie di manipolazione del pensiero e del giudizio a cui siamo quotidianamente esposti costituiscano una minaccia incombente sulla nostra libertà e quindi sul nostro modo di guardare  ciò che ci circonda e, soprattutto, dentro noi stessi.

L’esigenza di dare a questi temi una rappresentazione più immediata che non quella che passa attraverso la scrittura è stata la porta d’accesso per farlo entrare, con le sue metafore foto-pittoriche, nel mondo delle arti visive.

Il viaggio creativo ha seguito poi un percorso che lo ha portato a decostruire l’immagine fotografica fino a farne nascere, andando oltre l’apparenza, ciò che appartiene al mondo dell’immaginario, dell’inconscio: della risonanza emotiva, profonda, che ogni realtà suscita quando la si penetra, vedendone la profondità  e non solo guardandone la superficie. Come a dire che la realtà dell’immagine, di per sé, non esiste se non attraverso la sua relazione con il mondo interore di chi la osserva.


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